IL CASO

Il caso esaminato dai giudici riguardava un dipendente che, per disposizioni aziendali, era tenuto ad effettuare la consegna di un carico notevole di posta (circa 40 kg) in un unico giro, senza che gli venissero offerti degli strumenti idonei al fissaggio del carico di trasporto sul ciclomotore. L’assenza dei dispositivi di fissaggio può incidere sulla la stabilità del carico e del mezzo stesso. Nel corso di uno dei turni di lavoro, l’uomo, caduto a terra, aveva subito un infortunio. Il dipendente chiedeva dunque i danni al datore di lavoro, il quale si difendeva osservando che il postino lavorava con un mezzo di proprietà. Tale osservazione fu accolta dalla Corte di Appello ma non dalla Cassazione.

LA SENTENZA

Nella sentenza, la Cassazione ha escluso che l’autorizzazione all’uso del mezzo proprio esoneri il datore di lavoro da ogni responsabilità connessa all’ uso del mezzo. La responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 cod.civ., pur non essendo di carattere oggettivo, deve ritenersi volta a sanzionare l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto del concreto tipo di lavorazione e del connesso rischio.

IN CONCLUSIONE

Il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio in itinere occorso al dipendente, anche se questi è autorizzato ad utilizzare un veicolo di proprietà per svolgere il servizio (Cass. 11 ottobre 2019 n. 25689).

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